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31.3.05
Combattendo con i fantasmi
Ieri pomeriggio il guasto è stato riparato, il problema risolto, la pratica chiusa.
Questo è quanto ho scoperto dai ragazzini del 187, stamattina.
Perchè, a casa mia, le luci del modem continuano imperterrite a ballare la rumba.
Telefonare al cliente per chiedere conferma della soluzione del problema è pratica sconveniente per una signorina timida come Alice.
La lucha continua.
Questo è quanto ho scoperto dai ragazzini del 187, stamattina.
Perchè, a casa mia, le luci del modem continuano imperterrite a ballare la rumba.
Telefonare al cliente per chiedere conferma della soluzione del problema è pratica sconveniente per una signorina timida come Alice.
La lucha continua.
Antonio, 31.3.05
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29.3.05
Muro di Gomma
Sono un cliente adsl di Tin.it. Purtroppo.
Martedi pomeriggio, mentre ero in tutte altre faccende affaccendato, il modem di casa si è disallineato. Non era la prima volta, quindi non mi sono preoccupato più di tanto. Quando mercoledi mattina la regolarità della connessione non era ancora tornata, ho chiamato ed ho segnalato il guasto.
Mi è stato giurato e spergiurato che, entro venerdi e comunque prima delle vacanze, il guasto sarebbe stato risolto. Stessa risposta giovedi mattina. Venerdi, la mia Vitareale(TM) mi ha tenuto tutto il giorno fuori casa. Quando la sera sono tornato, le lucine del modem erano sempre lì, che saltellavano, simpaticamente disallineate.
Mi rassegno a non pensarci più per l'intero fine settimana pasquale. Torno nel paesello, mangio e bevo troppo, tiro tardi la notte. Mi procuro un pò di seghe mentali per inaspettati sms notturni. La Pasquetta, porto una rinomata blogger alle grotte di Pertosa. Sopravviviamo ad una porchetta mutante, ed ad un paio di attacchi di narcolessia che colgono il sottoscritto al volante.
Stamattina, martedi mattina, ho richiamato. Prima sorpresa: la mia segnalazione del guasto aveva viaggiato attraverso lo spazio ed il tempo sui computer del 187, spostandosi magicamente dall'essere stata effettuata il mercoledi mattina al giovedi pomeriggio. Il che consentiva agli operatori di giustificare il perchè il mio modem fosse tuttora una strobo da discoteca. Mi è stato però rigiurato e rispergiurato che, entro ora di pranzo, tutto sarebbe tornato perfettamente a posto. Aspetto.
Ora di pranzo. Le luci sul mio modem continuano a ballare sul ritmo di Rhythm is a Dancer. Richiamo. Il ragazzino di turno del 187 al quale sto esponendo gli ottimi servizi a me forniti dall'azienda che rappresenta, mi chiude il telefono in faccia. Così riuscendo a trasformarmi in una belva assetata di sangue.
Richiamo una, due, tre volte. La linea continua, magicamente, a cadere. Alla fine, mi risponde una ragazza. Evoco gli spiriti di Siddharta, di Madre Teresa di Calcutta e di Linda di Music Farm affinchè mi facciano mantenere la calma. La ragazza è gentile. Quando le chiedo il perchè la mia segnalazione di guasto abbia sconfitto le tesi sulla relatività di Einstein, stranisce; quando le chiedo il perchè il mio guasto sia sempre guastato, mi risponde, testualmente: "Il reset che andavamo a sviluppare trova il KO" (non ho resistito dall'appuntarmi immediatamente questa meravigliosa frase). Con gentilezza, mi confessa che la mia segnalazione è ancora lì che giace, inevasa. Con altrettanta gentilezza, mi avverte di non aspettarmi che il guasto venga riparato prima di giovedi sera. Quando, mantenendo stranamente una calma metafisica, chiedo che la mia chiamata venga passata a qualcuno che non siano i ragazzini del call center- il customer care, la locale ditta che dovrebbe ripararmi il guasto, Patrizia Pellegrino che mi canti accapella "Matta-tà" per placare i miei nervi- mi risponde di non essere autorizzata a farlo. Chiedo con chi posso parlare al di fuori dei ragazzini del 187. Mi viene risposto: con altri ragazzini del 187.
Poi, improvviso, il miracolo. Mentre pranziamo, mi appaiono in casa due omini che convenzionalmente chiameremo Gianni e Pinotto. Gianni e Pinotto si lanciano come cani da tartufo sulla mia linea di casa: smontano telefoni, setacciano prese, tirano fuori metri di fili e cavi. Io e il mio coinquilino ingegnere insceniamo per il loro piacere l'allegro cabaret dei Perfetti Clienti: offriamo loro bibite, caffè, pasticcini, spuntini di mezzanotte e figlie vergini pur di non farli andare via prima che l'arcano sia risolto.
Due ore dopo, sembra che per casa mia sia passato l'Uragano Geronimo mentre Pavarotti pogava sull'opera omnia dei Dead Kennedys. Il responso di Gianni e Pinotto è che la linea è a posto, i telefoni a posto, il modem a posto. Il problema è alla loro centrale.
"Andava sostituita la placca", qualsiasi cosa ciò voglia dire. Tempi tecnici non disponibili.
Dalla postazione di un internet point vi saluto. Questo blog riprenderà le sue trasmissioni se e quando Tin.it (che sempre sia lodata) deciderà di ridarmi una connessione a casa.
Ah, ed un'ultima cosa. Alice è una zoccola.
Martedi pomeriggio, mentre ero in tutte altre faccende affaccendato, il modem di casa si è disallineato. Non era la prima volta, quindi non mi sono preoccupato più di tanto. Quando mercoledi mattina la regolarità della connessione non era ancora tornata, ho chiamato ed ho segnalato il guasto.
Mi è stato giurato e spergiurato che, entro venerdi e comunque prima delle vacanze, il guasto sarebbe stato risolto. Stessa risposta giovedi mattina. Venerdi, la mia Vitareale(TM) mi ha tenuto tutto il giorno fuori casa. Quando la sera sono tornato, le lucine del modem erano sempre lì, che saltellavano, simpaticamente disallineate.
Mi rassegno a non pensarci più per l'intero fine settimana pasquale. Torno nel paesello, mangio e bevo troppo, tiro tardi la notte. Mi procuro un pò di seghe mentali per inaspettati sms notturni. La Pasquetta, porto una rinomata blogger alle grotte di Pertosa. Sopravviviamo ad una porchetta mutante, ed ad un paio di attacchi di narcolessia che colgono il sottoscritto al volante.
Stamattina, martedi mattina, ho richiamato. Prima sorpresa: la mia segnalazione del guasto aveva viaggiato attraverso lo spazio ed il tempo sui computer del 187, spostandosi magicamente dall'essere stata effettuata il mercoledi mattina al giovedi pomeriggio. Il che consentiva agli operatori di giustificare il perchè il mio modem fosse tuttora una strobo da discoteca. Mi è stato però rigiurato e rispergiurato che, entro ora di pranzo, tutto sarebbe tornato perfettamente a posto. Aspetto.
Ora di pranzo. Le luci sul mio modem continuano a ballare sul ritmo di Rhythm is a Dancer. Richiamo. Il ragazzino di turno del 187 al quale sto esponendo gli ottimi servizi a me forniti dall'azienda che rappresenta, mi chiude il telefono in faccia. Così riuscendo a trasformarmi in una belva assetata di sangue.
Richiamo una, due, tre volte. La linea continua, magicamente, a cadere. Alla fine, mi risponde una ragazza. Evoco gli spiriti di Siddharta, di Madre Teresa di Calcutta e di Linda di Music Farm affinchè mi facciano mantenere la calma. La ragazza è gentile. Quando le chiedo il perchè la mia segnalazione di guasto abbia sconfitto le tesi sulla relatività di Einstein, stranisce; quando le chiedo il perchè il mio guasto sia sempre guastato, mi risponde, testualmente: "Il reset che andavamo a sviluppare trova il KO" (non ho resistito dall'appuntarmi immediatamente questa meravigliosa frase). Con gentilezza, mi confessa che la mia segnalazione è ancora lì che giace, inevasa. Con altrettanta gentilezza, mi avverte di non aspettarmi che il guasto venga riparato prima di giovedi sera. Quando, mantenendo stranamente una calma metafisica, chiedo che la mia chiamata venga passata a qualcuno che non siano i ragazzini del call center- il customer care, la locale ditta che dovrebbe ripararmi il guasto, Patrizia Pellegrino che mi canti accapella "Matta-tà" per placare i miei nervi- mi risponde di non essere autorizzata a farlo. Chiedo con chi posso parlare al di fuori dei ragazzini del 187. Mi viene risposto: con altri ragazzini del 187.
Poi, improvviso, il miracolo. Mentre pranziamo, mi appaiono in casa due omini che convenzionalmente chiameremo Gianni e Pinotto. Gianni e Pinotto si lanciano come cani da tartufo sulla mia linea di casa: smontano telefoni, setacciano prese, tirano fuori metri di fili e cavi. Io e il mio coinquilino ingegnere insceniamo per il loro piacere l'allegro cabaret dei Perfetti Clienti: offriamo loro bibite, caffè, pasticcini, spuntini di mezzanotte e figlie vergini pur di non farli andare via prima che l'arcano sia risolto.
Due ore dopo, sembra che per casa mia sia passato l'Uragano Geronimo mentre Pavarotti pogava sull'opera omnia dei Dead Kennedys. Il responso di Gianni e Pinotto è che la linea è a posto, i telefoni a posto, il modem a posto. Il problema è alla loro centrale.
"Andava sostituita la placca", qualsiasi cosa ciò voglia dire. Tempi tecnici non disponibili.
Dalla postazione di un internet point vi saluto. Questo blog riprenderà le sue trasmissioni se e quando Tin.it (che sempre sia lodata) deciderà di ridarmi una connessione a casa.
Ah, ed un'ultima cosa. Alice è una zoccola.
Antonio, 29.3.05
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23.3.05
Ma vaff
La settimana scorsa ero a Roma anche io. Non aggiungo altro.
Antonio, 23.3.05
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AAA cercasi in subaffitto la caverna di Bin Laden
Non bastava l'allegra combriccola. E' quasi pronto anche il disco nuovo di questi raffinati artisti di avanguardia.
Antonio, 23.3.05
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21.3.05
Non ci si può distrarre un attimo
Che si riformano anche loro.
Antonio, 21.3.05
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Il Ritorno
"Mi da' gli ordini con lo stesso tono che io uso con il mio filippino. Ed io questo non lo accetto"
Quel coso brutto creato dalla De Filippi, parlando del fattore con due tipe (non chiedetemi chi fossero), che annuiscono convinte.
"Non è che dobbiamo fare come i meridionali"
Un altro coso brutto (di nuovo, non chiedetemi chi sia) a tavola, parlando dei panni stesi ad asciugare, mentre tutti gli altri continuano ad annuire convinti.
Si, ha ragione Dave: la Fattoria di quest'anno è un reality che ci darà grandi soddisfazioni. Se solo si capisse chi è che ha mai sentito nominare quelli che hanno mandato lì.
Quel coso brutto creato dalla De Filippi, parlando del fattore con due tipe (non chiedetemi chi fossero), che annuiscono convinte.
"Non è che dobbiamo fare come i meridionali"
Un altro coso brutto (di nuovo, non chiedetemi chi sia) a tavola, parlando dei panni stesi ad asciugare, mentre tutti gli altri continuano ad annuire convinti.
Si, ha ragione Dave: la Fattoria di quest'anno è un reality che ci darà grandi soddisfazioni. Se solo si capisse chi è che ha mai sentito nominare quelli che hanno mandato lì.
Antonio, 21.3.05
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15.3.05
Ciao
Questo blog chiude*.
* per una settimana, poi riapre. Dopo quindici mesi, morivo dalla voglia di usare finalmente anche io questa frase.
* per una settimana, poi riapre. Dopo quindici mesi, morivo dalla voglia di usare finalmente anche io questa frase.
Antonio, 15.3.05
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12.3.05
Quando ero giovane, il venerdi sera uscivo di casa
1. Danny è subito in sfida. Danny è stato massacrato dalla giuria di qualità, composta da Luzzatto Fegiz, dalla Venegoni e da altri giornalisti musicali (entrambi i precedenti sostantivi sono chiaramente ironici, NdA). Danny ha passato il resto della serata da solo, su di un letto in lacrime, a ripetere "Perchè io, perchè io". Per tutte queste ragioni, qui si continua a stare con Danny, senza se e senza ma.
2. Avere Simona Ventura che conduce il programma costa molto. Avere Simona Ventura vestita come una lavandaia da Dolce e Gabbana costa ancora di più. Vedere la faccia di Simona Ventura che rischia una trombosi in diretta, mentre Linda recita la filastrocca Dante lo scorreggione(sic), non ha prezzo.
3. Il sottoscritto si è innamorato di Dolcenera Manidiforbice. E non è il solo. Ma anche Mietta è bellissima. Ed ha un figlio che si chiama Krypton, o Khonnor, o Kledi, 'na cosa simile.
4. Andergraaund.
2. Avere Simona Ventura che conduce il programma costa molto. Avere Simona Ventura vestita come una lavandaia da Dolce e Gabbana costa ancora di più. Vedere la faccia di Simona Ventura che rischia una trombosi in diretta, mentre Linda recita la filastrocca Dante lo scorreggione(sic), non ha prezzo.
3. Il sottoscritto si è innamorato di Dolcenera Manidiforbice. E non è il solo. Ma anche Mietta è bellissima. Ed ha un figlio che si chiama Krypton, o Khonnor, o Kledi, 'na cosa simile.
4. Andergraaund.
Antonio, 12.3.05
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11.3.05
Chiedi chi era Aurelio Fierro
Antonio, 11.3.05
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Poi dicono che uno si butta su Danny Losito
Leggo da Lonoise- un blog che odio perchè ha una grafica bellissima- che quell'allegra combriccola di mattacchioni che passa sotto il nome di Radiohead è al lavoro su un disco nuovo.
Ad occhio e croce, ho un anno e mezzo di tempo per trasferirmi in un bunker antiatomico. Oppure per diventare sordo.
Ad occhio e croce, ho un anno e mezzo di tempo per trasferirmi in un bunker antiatomico. Oppure per diventare sordo.
Antonio, 11.3.05
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Il senso della vita
Antonio, 11.3.05
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9.3.05
Farebbe paura persino a un leon
Scoprire, in occasione del primo compleanno del figlio di uno dei tuoi migliori amici, che non esiste in dvd uno dei film più belli della storia del cinema.
"Però è appena uscito Bambi!", mi ha detto la commessa.
Ora, col cazzo che io un criaturo lo traumatizzo sin da piccolo regalandogli Bambi.
"Però è appena uscito Bambi!", mi ha detto la commessa.
Ora, col cazzo che io un criaturo lo traumatizzo sin da piccolo regalandogli Bambi.
Antonio, 9.3.05
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Gli ingegneri vengono da Marte
"Ma com'è che quest'anno stiamo spendendo così tanto di termosifoni?", disse.
Antonio, 9.3.05
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8.3.05
Meeting people is easy
Sono un orso taciturno che, quelle rare volte che decide di uscire di casa, ama molto stare in mezzo alla gente.
Ecco perchè, quando sono salito sul treno per Roma venerdi, e mi sono trovato nello scompartimento dell'Intercity, per una volta, non il solito gruppo di suore invasate che tentavano di convertirmi, bensì un ragazzo che mi tartassava di domande, ho deciso di stare al gioco. Ed ho giocato.
Ero un adorabile fidanzato, con brillante lavoro ed ottimo stipendio, che andava a trovare la sua dolce metà per il compleanno. In borsa avevo in regalo un paio di scarpe costose. Io e lei eravamo innamorati dal 1992, era stata la mia unica e sola ragazza e, no, al matrimonio non ci pensavamo: magari un giorno, quando avremmo avuto dei figli che, sì, piacerebbe tantissimo sia a me che a lei averli, ma senza una stabilità e vivendo in due città diverse, per ora, come si fa. Quando mi è arrivata sul cellulare la telefonata di sua madre, sono stato molto tentato dal chiamarla mamma, per sostenere il mio gioco. Poi ho pensato che lei avrebbe mandato la neuro a fermare il treno per farmi ricoverare, ed ho desistito.
Il mio curioso intervistatore era un carabiniere calabrese. Giovanissimo, alto e ben piazzato, naso aquilino. Innamorato di una ragazza più grande di lui, anello di fidanzamento al dito.
Quando abbiamo smesso di bullarci a vicenda, e si è iniziato ad aprire, mi ha raccontato la solita triste storia che tanti giovani meridionali hanno sentito troppe volte.
Che lui, quel mestiere, non voleva farlo. Che lui non sopporta ordini e regole. Che lui ama dipingere. Ed ama Caravaggio. E la prima volta che è stato a Roma, è andato a San Luigi dei Francesi, ed appena uscito ha chiamato in lacrime la sua fidanzata, dicendo che lui, quel mestiere lì, non voleva farlo. Che voleva inseguire i suoi sogni. Che voleva dipingere.
Ha iniziato a mostrarmi tutti i suoi quadri, che teneva diligentemente salvati tra le immagini del cellulare, con un entusiasmo ed un fervore tale che io, vecchio cinico, ad un certo punto ho iniziato a temere che me li volesse vendere. Mi ha raccontato che gli occhi sono la parte sulla quale passa più tempo, perchè solo se riesci a ricreare quello sguardo puoi pensare di aver centrato il ritratto. E sono passati davanti a me nonne, nipotine, frati, santi. Mi ha parlato del padre e del fratello maggiore, che non gli dicono mai se i suoi quadri gli sono piaciuti, e della madre, che gli racconta per telefono di come, appena lui se ne esce di casa, padre e fratello raccontano a tutto il paesino calabrese quanto lui sia bravo a dipingere. Mi ha chiesto perchè non riesce mai a dire a sua madre che lui gli vuole bene. Mi ha detto che certe parole non riesce a dirle, solo a telefono, qualche volta ci prova, ma gli muoiono in gola.
Quando siamo arrivati a Roma, ci siamo accesi una sigaretta. Lui mi ha presentato la sua donna, io gli ho augurato di non rinunciare mai ai suoi sogni. Poi le nostre strade si sono separate.
Ecco perchè, quando sono salito sul treno per Roma venerdi, e mi sono trovato nello scompartimento dell'Intercity, per una volta, non il solito gruppo di suore invasate che tentavano di convertirmi, bensì un ragazzo che mi tartassava di domande, ho deciso di stare al gioco. Ed ho giocato.
Ero un adorabile fidanzato, con brillante lavoro ed ottimo stipendio, che andava a trovare la sua dolce metà per il compleanno. In borsa avevo in regalo un paio di scarpe costose. Io e lei eravamo innamorati dal 1992, era stata la mia unica e sola ragazza e, no, al matrimonio non ci pensavamo: magari un giorno, quando avremmo avuto dei figli che, sì, piacerebbe tantissimo sia a me che a lei averli, ma senza una stabilità e vivendo in due città diverse, per ora, come si fa. Quando mi è arrivata sul cellulare la telefonata di sua madre, sono stato molto tentato dal chiamarla mamma, per sostenere il mio gioco. Poi ho pensato che lei avrebbe mandato la neuro a fermare il treno per farmi ricoverare, ed ho desistito.
Il mio curioso intervistatore era un carabiniere calabrese. Giovanissimo, alto e ben piazzato, naso aquilino. Innamorato di una ragazza più grande di lui, anello di fidanzamento al dito.
Quando abbiamo smesso di bullarci a vicenda, e si è iniziato ad aprire, mi ha raccontato la solita triste storia che tanti giovani meridionali hanno sentito troppe volte.
Che lui, quel mestiere, non voleva farlo. Che lui non sopporta ordini e regole. Che lui ama dipingere. Ed ama Caravaggio. E la prima volta che è stato a Roma, è andato a San Luigi dei Francesi, ed appena uscito ha chiamato in lacrime la sua fidanzata, dicendo che lui, quel mestiere lì, non voleva farlo. Che voleva inseguire i suoi sogni. Che voleva dipingere.
Ha iniziato a mostrarmi tutti i suoi quadri, che teneva diligentemente salvati tra le immagini del cellulare, con un entusiasmo ed un fervore tale che io, vecchio cinico, ad un certo punto ho iniziato a temere che me li volesse vendere. Mi ha raccontato che gli occhi sono la parte sulla quale passa più tempo, perchè solo se riesci a ricreare quello sguardo puoi pensare di aver centrato il ritratto. E sono passati davanti a me nonne, nipotine, frati, santi. Mi ha parlato del padre e del fratello maggiore, che non gli dicono mai se i suoi quadri gli sono piaciuti, e della madre, che gli racconta per telefono di come, appena lui se ne esce di casa, padre e fratello raccontano a tutto il paesino calabrese quanto lui sia bravo a dipingere. Mi ha chiesto perchè non riesce mai a dire a sua madre che lui gli vuole bene. Mi ha detto che certe parole non riesce a dirle, solo a telefono, qualche volta ci prova, ma gli muoiono in gola.
Quando siamo arrivati a Roma, ci siamo accesi una sigaretta. Lui mi ha presentato la sua donna, io gli ho augurato di non rinunciare mai ai suoi sogni. Poi le nostre strade si sono separate.
Antonio, 8.3.05
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7.3.05
Tutto si basa sulle parole
Ho appena scoperto (via Morrissey-solo) un sito con le traduzioni in italiano di tutte le canzoni di Zio Ciuffo. Complimenti agli autori.
Antonio, 7.3.05
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Volgari chiacchiere da bar
Titolo del giornale: 'Bush chiede un rapporto completo'.
"Ma come? Se sono cinquant'anni che il nostro governo agli americani gli dà anche il culo"
"Ma come? Se sono cinquant'anni che il nostro governo agli americani gli dà anche il culo"
Antonio, 7.3.05
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4.3.05
Un giorno di pioggia Andrea e Giuliano
Finisco di lucidare l'arca di Noè, affronto il nubifragio e vado.
Non dimenticate di farle gli auguri. A queste cose ci tiene.
Non dimenticate di farle gli auguri. A queste cose ci tiene.
Antonio, 4.3.05
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3.3.05
Una prece
Matilde se n’è andata.
Matilde se n’è andata, e non potrò mai dimenticarla.
Come potrei dimenticare quelle volte in cui camminavo per il corridoio di casa e lei, silenziosa e placida era lì, accoccolata sul termosifone. E mentre le passavo di fianco senza averla vista, lei saltava e, con le unghie sguainate, procedeva a ridurre in mille brandelli la mia maglietta.
Come potrò non pensare a quella volta che Daria, malata e costretta a letto, mi chiese di darle da mangiare. E lei, mentre le preparavo il cibo, giocava tra le mie gambe, tenera ed affettuosa, e faceva le fusa. Poi, appena posata la ciotola sul pavimento, quando le mie mani furono a distanza consona, Matilde dimenticò il suo appetito. E provvide, innanzitutto, a far sì che le mie estremità divenissero due malconci moncherini grondanti sangue.
Come potrei fingere di dimenticare lo stupore che colse tutta la famiglia quando, reduce da lunga malattia, era nella sua cuccia, immobile da mesi. Ed appena mi vide entrare nella stanza, resuscitò. E, con lo scatto dei tempi migliori, mi si parò davanti, inarcando e soffiando, le unghie già pronte a far scempio della mia misera figura.
Matilde, ricordi quando ti portavamo dal veterinario e tu, una volta liberata dalla gabbietta, provvedevi, piccola e grigia, ad inseguire e riempire di sanguinose ferite il suo cane, alto un metro ed oltre, che correva in strada, terrorizzato? E quella volta che quello stesso veterinario- una signora grande e grossa- andò in giro per oltre una settimana con le mani fasciate, e per il corso della nostra città non si parlava che di te?
Matilde se n’è andata. Dopo ventuno anni di onorato servizio ora è lì, nell’eterno olimpo dei felini, insieme ad Isidoro e Garfield. Che hanno perso un po’ del loro sorriso da quando hai iniziato a massacrarli.
Ciao, Matilde. Vorrei poter dire che mi mancherai, ma mi sembra francamente eccessivo. Dimenticarti, però, sarà sicuramente impossibile.
Matilde se n’è andata, e non potrò mai dimenticarla.
Come potrei dimenticare quelle volte in cui camminavo per il corridoio di casa e lei, silenziosa e placida era lì, accoccolata sul termosifone. E mentre le passavo di fianco senza averla vista, lei saltava e, con le unghie sguainate, procedeva a ridurre in mille brandelli la mia maglietta.
Come potrò non pensare a quella volta che Daria, malata e costretta a letto, mi chiese di darle da mangiare. E lei, mentre le preparavo il cibo, giocava tra le mie gambe, tenera ed affettuosa, e faceva le fusa. Poi, appena posata la ciotola sul pavimento, quando le mie mani furono a distanza consona, Matilde dimenticò il suo appetito. E provvide, innanzitutto, a far sì che le mie estremità divenissero due malconci moncherini grondanti sangue.
Come potrei fingere di dimenticare lo stupore che colse tutta la famiglia quando, reduce da lunga malattia, era nella sua cuccia, immobile da mesi. Ed appena mi vide entrare nella stanza, resuscitò. E, con lo scatto dei tempi migliori, mi si parò davanti, inarcando e soffiando, le unghie già pronte a far scempio della mia misera figura.
Matilde, ricordi quando ti portavamo dal veterinario e tu, una volta liberata dalla gabbietta, provvedevi, piccola e grigia, ad inseguire e riempire di sanguinose ferite il suo cane, alto un metro ed oltre, che correva in strada, terrorizzato? E quella volta che quello stesso veterinario- una signora grande e grossa- andò in giro per oltre una settimana con le mani fasciate, e per il corso della nostra città non si parlava che di te?
Matilde se n’è andata. Dopo ventuno anni di onorato servizio ora è lì, nell’eterno olimpo dei felini, insieme ad Isidoro e Garfield. Che hanno perso un po’ del loro sorriso da quando hai iniziato a massacrarli.
Ciao, Matilde. Vorrei poter dire che mi mancherai, ma mi sembra francamente eccessivo. Dimenticarti, però, sarà sicuramente impossibile.
Antonio, 3.3.05
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Nella prossima inchiesta parleremo dell'acqua calda
Repubblica.it scopre che a Bari le cattedre universitarie si trasmettono per diritto ereditario. Nel resto dell'Italia, pare invece viga la regola del primogenito e dello ius primae noctis.
Antonio, 3.3.05
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2.3.05
The Sanremo Chronicles
Perchè mettersi a parlare di Sanremo, quando lui e lei già dicono tutto quello che si può desiderare sapere?
(e sicuramente ne staranno parlando altri sessantamila bloggers, ma il tempo è quello che è)
(e sicuramente ne staranno parlando altri sessantamila bloggers, ma il tempo è quello che è)
Antonio, 2.3.05
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Voglio i diritti d'autore
Ne ha parlato Studio Aperto, ne ha parlato Repubblica, ne ha parlato il Corriere.
Ma lo avete visto per la prima volta qui.
(grazie ad Alex, Violetta e PPG)
Ma lo avete visto per la prima volta qui.
(grazie ad Alex, Violetta e PPG)
Antonio, 2.3.05
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1.3.05
E nessuno mi dice niente
Ci sono gruppi sui quali proprio non riesco ad essere obiettivo. Un pò perchè almeno due loro dischi sono stati essenziale colonna sonora di due diversi periodi della mia vita. Un pò perchè vengono da quella maledetta regione del nord. Un pò perchè li adoro e basta (e non sono il solo, direi).
Insomma, esce finalmente un loro disco nuovo, e nessuno mi dice niente?
Insomma, esce finalmente un loro disco nuovo, e nessuno mi dice niente?
Antonio, 1.3.05
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E chissà se sta ancora con Claire Danes..
Il ragazzino più brutto del mondo, da poco uscito con un disco nuovo che qui si sta letteralmente divorando, in una session per quella solita meraviglia di programma che è Morning Becomes Eclectic. Io, però, mi domando e chiedo: ma il film di cui è stato protagonista, da noi, uscirà mai?
Antonio, 1.3.05
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