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12.1.05

Come pulsa dentro

C'è chi si fa legare ad un letto, e frustare.
C'è chi va in giro per posti malfamati, alla ricerca di qualcuno con cui passare la notte.
Ognuno ha le sue perversioni.
Io, amo Milano.

(<<) Indietro veloce. Anni ottanta. Un bambino attraversa da solo piazzale Stuparich, e si dirige verso la stazione QT8 della metropolitana. E' affascinato dai nomi delle stazioni. Il suo gioco preferito è ricordare a memoria la loro esatta successione. Arrivato in centro, scende e si perde tra la folla.

Mica tanto normali, i miei genitori. Nella piccola cittadina di provincia, iperprotettivi verso il loro unico figlio, sempre a cronometrare i suoi ritardi, a sorvegliarlo dal balcone, a verificare gli spostamenti. Poi, a Milano, impazzivano. Ero libero.

(>>) Avanti veloce. Primavera inoltrata, 2004. In giacca, cravatta e borsa da lavoro, aspetto a San Babila che una quintalata di parenti mi venga a recuperare per cena. Mentre aspetto, l'aria è dolce, il tramonto ha toni caldi ed avvolgenti, la città è limpida e brilla di luce propria. Appoggiato ad un incrocio, canto a voce alta per gli astronauti e per i lunatici, e sono felice.

Libertà è una numerosa famiglia meridionale. Libertà è il fratello di tuo padre, che quando tu nasci lui ha l'età che tu hai adesso, e ti vizia, e ti porta con se ovunque, e ha una casa che è un parcogiochi tecnologico, e tanti trentatre giri che tu, diligentemente, provvedi a registrare. Libertà sono tutte le tue cugine, quelle alternative con cui vai per centri sociali e per concerti hip hop mentre scoppia il fenomeno delle posse, e quelle chic che ti portano a ballare in un locale tra veline, cantanti molto mal ridotti e rinomati industriali che palpano diciottenni slave al tavolo a fianco.

Libertà è la prima volta in un locale di quelli, libertà è il primo bacio dato all'aria aperta senza paura, in un tramonto sulle colonne di San Lorenzo, mentre lui si infila in un taxi, dopo troppi cocktail tirati giù parlando di Alda Merini. Libertà è quella volta che all'alba ti sei perso sulla tangenziale- tragitto da Sesto San Giovanni a Magenta: e perchè ti ritrovi a Melegnano, con la nebbia e la lancetta della benzina pericolosamente fissa sul rosso?

Libertà è averla trattata sempre come amante. Averci dormito insieme, ma non essere mai andato a convivere ufficialmente con lei. Che la convivenza, si sa, è la tomba dell'amore. Ed infatti, se ne sono andati tutti. Chi è scappato in California, chi è tornato a Venezia, chi ha lasciato le sue ultime tracce tra Barcellona e la Turchia- che sempre sia benedetto gugòl che ti consente di scoprire che fine ha fatto un nome e cognome del tuo passato senza avere a che fare con tristi e patetici riavvicinamenti.

Per tutte queste ragioni, per le zanzare di Greco e per i girasoli a Noverasco di Opera, per quel pulastèr tanti anni fa nel quartiere costruito per i giornalisti del Corriere e per il sushi in Ticinese quest'anno per celebrare un'amicizia che sembrava persa, per tutte queste ragioni, e per molto altro, io amo Milano.

Quando morì mia madre, mentre ci mettevamo in macchina per tornare al sud, mia zia- una donna cilentana, vissuta per trentanni in Calabria e trasferitasi da pochi anni a Milano- mentre ci mettevamo in macchina per tornare, mi disse: "Adesso non odiarla, questa città".
Non so perchè me l'abbia detto proprio lei. Mi piace pensare che non sia stata mia zia, ma la città stessa, a volermelo dire.
Io ad odiarla non ci sono mai riuscito. E non ci ho neppure mai provato.
Antonio, 12.1.05

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