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30.8.04
Boston
Probabilmente non siamo fatti per saper raccontare immediatamente cio' che ci succede. Abbiamo bisogno che il tempo passi, che stenda la patina rosea della memoria su quello che abbiamo vissuto. Solo cosi' questo riesce ad assumere il contorno ideale, quello che ci consente di raccontarlo. E forse, anche perche' ci possiamo permettere in questo modo delle licenze poetiche nei confronti di quello che abbiamo vissuto. Una canzone ascoltata, un incontro casuale, un paesaggio con una particolare luce, tutto viene filtrato, riassunto, rivissuto, ed infine capace di essere messo su carta. Quando e'ancora piu'reale del reale, quando e'ricordo.
Boston, una delle piu' belle citta'europee che ho mai visto. Citta' in pieno combattimento elettorale, inoltre. Ho gia' dato la mia partecipazione alla causa, comprando dal marketing dei democratici una maglietta contro Bush che sfoggero'da domani a Nyc nei giorni della convention repubblicana. Gustato i miei Gin Martini in bar solitari, mangiato aragoste e granchi in compagnia. Visto il posto nel bel mezzo del nulla che piu'nulla non si puo' dove mio cugino ha deciso di frequentare l'universita'. Conosciuto la sua fidanzata greca. Calmato mio padre durante le sfuriate di mio zio. Calmato mio zio durante le sfuriate di mio padre. Mandato affanculo tutti e due e benedetto il giorno che sono nato figlio unico. Fatto sogni balordi. Conosciuto tanta bella gente. Sentito un ragazzino italiano di venti anni lamentarsi del poco spazio nella business class. Goduto nel vedere una nazione dove i telefonini non comandano il popolo. Comprato roba di marca a prezzi ridicoli perche' la cerniera di una tasca non si chiude perfettamente. [continua]
Boston, una delle piu' belle citta'europee che ho mai visto. Citta' in pieno combattimento elettorale, inoltre. Ho gia' dato la mia partecipazione alla causa, comprando dal marketing dei democratici una maglietta contro Bush che sfoggero'da domani a Nyc nei giorni della convention repubblicana. Gustato i miei Gin Martini in bar solitari, mangiato aragoste e granchi in compagnia. Visto il posto nel bel mezzo del nulla che piu'nulla non si puo' dove mio cugino ha deciso di frequentare l'universita'. Conosciuto la sua fidanzata greca. Calmato mio padre durante le sfuriate di mio zio. Calmato mio zio durante le sfuriate di mio padre. Mandato affanculo tutti e due e benedetto il giorno che sono nato figlio unico. Fatto sogni balordi. Conosciuto tanta bella gente. Sentito un ragazzino italiano di venti anni lamentarsi del poco spazio nella business class. Goduto nel vedere una nazione dove i telefonini non comandano il popolo. Comprato roba di marca a prezzi ridicoli perche' la cerniera di una tasca non si chiude perfettamente. [continua]
Antonio, 30.8.04
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26.8.04
Washington
Sbarcare finalmente nell'altro continente, ed avere la notizia della morte di una delle poche persone che hai considerato un maestro nella tua vita. Una di quelle persone che hanno saputo insegnarti come riflettere e ragionare su quella strana cosa che e' il diritto, quella strana cosa che avresti deciso dovrebbe darti il pane nel futuro. Una persona che aveva un'intelligenza superiore, ma anche una simpatia ed un' umanita', una capacita' di essere modello anche di essere umano, non solo di studioso. E arrivi a Washington e ti dicono che l'altra notte e'morto. E tu ripensi all'ultima volta che lo hai visto di sfuggita, a tutte le cose che avresti potuto dirgli per ringraziarlo ancora, a tutte le cose che, capita sempre cosi', avresti potuto dire e non hai detto.
Non potro' essere al suo funerale, ma stasera non posso che pensare a lui, e ringraziarlo, alzando un bicchiere in suo onore.
Non potro' essere al suo funerale, ma stasera non posso che pensare a lui, e ringraziarlo, alzando un bicchiere in suo onore.
Antonio, 26.8.04
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24.8.04
Ciao
Parto. Aggiornamenti appena possibile. Non fate i bravi.
Antonio, 24.8.04
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22.8.04
Diramato l'elenco delle convocazioni
Ecco l'elenco dei libri convocati per questo viaggio.
William Faulkner, Assalonne, Assalonne!
Jack London, Martin Eden
Philip Roth, Pastorale Americana
Il commissario tecnico ha deciso per una volta di non saccheggiare inutilmente l'ennesimo negozio, e di sfruttare un pò delle quintalate di libri che prendono polvere tra gli scaffali. E così, ci si riprova con Faulkner, che qui si è circondati da gente che afferma essere il più grande scrittore americano di tutti i tempi, mentre sinora non si è mai trovato la forza di arrivare alla terza pagina, si omaggia il Guru tosco-napoletano che ci ha regalato London dichiarando di avere amato questo libro, e ci si riprova con Roth con il quale non ci si è molto capiti la prima volta (Portnoy escluso, ca va sans dire).
William Faulkner, Assalonne, Assalonne!
Jack London, Martin Eden
Philip Roth, Pastorale Americana
Il commissario tecnico ha deciso per una volta di non saccheggiare inutilmente l'ennesimo negozio, e di sfruttare un pò delle quintalate di libri che prendono polvere tra gli scaffali. E così, ci si riprova con Faulkner, che qui si è circondati da gente che afferma essere il più grande scrittore americano di tutti i tempi, mentre sinora non si è mai trovato la forza di arrivare alla terza pagina, si omaggia il Guru tosco-napoletano che ci ha regalato London dichiarando di avere amato questo libro, e ci si riprova con Roth con il quale non ci si è molto capiti la prima volta (Portnoy escluso, ca va sans dire).
Antonio, 22.8.04
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20.8.04
Sto diventando grande, lo sai che non mi va.
Si avvicina a lunghe falcate quel giorno di settembre nel quale alzerò il telefono. E, con la sobrietà che mi ha sempre contraddistinto, striscerò, mi umilierò e darò nuovi significati alla parola Zerbino, fino a che, presi dalla stanchezza e pur di non sentire più i miei pianti telefonici, non mi diranno che posso tornare a fare l'eremita in Toscana per un nuovo, imprecisato, numero di mesi.
Nel frattempo, da domani si cominciano a preparare le valigie di cartone ed i mandolini. Il sottoscritto, suo padre, il fratello e la sorella di suo padre, ed una cognata a caso, mercoledi sbarcheranno dall'altra parte dell'oceano, sulle orme di Merola e di Carmelo Zappulla. Forse la storia ve la ricordate.
Arriveremo a Washington (lo so che non c'è nulla, ma l'offerta era un Milano-W.), scapperemo velocemente a Boston, e poi concluderemo trionfalmente nella Grande Mela.
Potrei cominciare a preparare dei post lamentandomi di quanto è cambiata Boston negli ultimi anni, ma fingerò solo per voi di non esserci mai stato: anzi, se a qualcuno di voi vengono in mente dei posticini carini dove andare nelle citate tre città, qui si accettano con piacere idee, suggerimenti, tarli nelle orecchie. Io reciterò con piacere, solo per voi, la parte di chi non ha mai visto Boston, e di chi è stato a New York una volta sola, per pochi giorni, durante il mesozoico. Essendo io l'unico della compagnia al di sotto dei sessanta, forse il concerto tributo a GG Allin non sarà l'idea migliore di tutte. Ma il resto è ben accetto. Di mio, sto già preparandomi ad un pellegrinaggio in questo posticino qui.
Nel frattempo, da domani si cominciano a preparare le valigie di cartone ed i mandolini. Il sottoscritto, suo padre, il fratello e la sorella di suo padre, ed una cognata a caso, mercoledi sbarcheranno dall'altra parte dell'oceano, sulle orme di Merola e di Carmelo Zappulla. Forse la storia ve la ricordate.
Arriveremo a Washington (lo so che non c'è nulla, ma l'offerta era un Milano-W.), scapperemo velocemente a Boston, e poi concluderemo trionfalmente nella Grande Mela.
Potrei cominciare a preparare dei post lamentandomi di quanto è cambiata Boston negli ultimi anni, ma fingerò solo per voi di non esserci mai stato: anzi, se a qualcuno di voi vengono in mente dei posticini carini dove andare nelle citate tre città, qui si accettano con piacere idee, suggerimenti, tarli nelle orecchie. Io reciterò con piacere, solo per voi, la parte di chi non ha mai visto Boston, e di chi è stato a New York una volta sola, per pochi giorni, durante il mesozoico. Essendo io l'unico della compagnia al di sotto dei sessanta, forse il concerto tributo a GG Allin non sarà l'idea migliore di tutte. Ma il resto è ben accetto. Di mio, sto già preparandomi ad un pellegrinaggio in questo posticino qui.
Antonio, 20.8.04
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19.8.04
Un'irresistibile faccia da schiaffi
Un post in continua ricostruzione..
(1) Il nuovo video (ed anche quello vecchio, se non lo avete mai visto) di Sondre Lerche.
Così magari lei si ricrede, e si converte al culto di Bergen-paradiso-in-terra.
(2) Qui, con un pò di pazienza, si ascolta Leaving New York, il nuovo singolo dei Rem. Considerandosi su questo blog Micheal Stipe come una divinità casualmente residente su questo pianeta, critiche non saranno accettate.
(3) Sul suo journal, Isobel chiede scusa a tutti per le date cancellate. Ragione semplice: non-ciò-soldi. In compenso, sta lavorando su alcuni brani nuovi. Con Kid Loco e James Iha (che, anche se non è di Bergen ben si ricollega al primo punto di cui sopra; ed il cui album solista, tanti anni fa, qui lo si è comprato ed è pure piaciuto assai).
(1) Il nuovo video (ed anche quello vecchio, se non lo avete mai visto) di Sondre Lerche.
Così magari lei si ricrede, e si converte al culto di Bergen-paradiso-in-terra.
(2) Qui, con un pò di pazienza, si ascolta Leaving New York, il nuovo singolo dei Rem. Considerandosi su questo blog Micheal Stipe come una divinità casualmente residente su questo pianeta, critiche non saranno accettate.
(3) Sul suo journal, Isobel chiede scusa a tutti per le date cancellate. Ragione semplice: non-ciò-soldi. In compenso, sta lavorando su alcuni brani nuovi. Con Kid Loco e James Iha (che, anche se non è di Bergen ben si ricollega al primo punto di cui sopra; ed il cui album solista, tanti anni fa, qui lo si è comprato ed è pure piaciuto assai).
Antonio, 19.8.04
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18.8.04
Il magico mondo dei ragazzi normali..
Ci sono autori che nelle loro opere conducono una fiera battaglia contro i luoghi comuni. E' con piacere che oggi posso parlarvi di uno scrittore esordiente americano, che debutta sulla scena della letteratura di genere omosessuale con un durissimo atto d'accusa contro gli stereotipi propagandati dalla nostra civiltà occidentale.
Basta con i tristi gay di David Leavitt e le loro famiglie rase al suolo dai tumori fino all'ottava generazione. Basta con gli psicopatici criminali di Dennis Cooper e con i bimbi marchettari di Jt Leroy. Signori, è arrivato il mondo dei ragazzi normali.
I ragazzi normali sono, chiaramente, quelli a cui piacciono le ragazze. Quelli che fanno sport, che si esprimono con diverse modalità sonore di rutti, e che picchiano i poveri, infelici ragazzi omosessuali che sono tanto carini, tanto ben educati, che passano le loro giornate a leggere libri, dipingere e coltivare la loro spiccata sensibilità.
Il libro si apre con una pagina di ringraziamenti che non trovereste neanche nel peggiore incubo di Tom Hanks che accetta un oscar, ed una chiosa immaginifica: "è la mia famiglia ad aver reso possibile tutto questo, ed è per loro che sono felice di poter affermare a chiare lettere: questo libro è opera d'immaginazione". Meno male, eravamo già pronti a chiamare il Telefono Azzurro.
Il protagonista si chiama Robin. All'inizio del romanzo non sappiamo ancora si tratti di un adolescente alle prese con la scoperta della sua sessualità. Infatti, è solo al sedicesimo rigo della prima pagina che lo troviamo sobriamente intento a ballare sul tetto di casa Take a Chance on me degli Abba mentre osserva lascivo i bicipiti del figlio dei vicini.
La famiglia di Robin è composta da: numero un padre assente tanto preso dal lavoro; numero una madre frustrata dal fare la casalinga mentre aveva aspirazioni artistiche, e che conseguentemente porta il figlioletto a New York per mostre d'arte e musical; numero un fratello minore che eterosessualmente scorreggia nel letto, e numero una sorella minore piagnucolosa. Il suo mondo si compone altresì di: numero una migliore amica che tromba con i ragazzi (e lui no); numero un fratello della migliore amica bono, rozzo e cannaiolo, che lo epiteta 'mutandine da femmina', e del quale Robin è ovviamente follemente innamorato; numero uno zio obeso ed alcolizzato, e numero un cugino malefico che ha capito tutto e lo perseguita mostrandogli i suoi attributi, mentre scorrazza per casa nudo (come tutti i ragazzi normali, del resto).
Al povero Robin sta per succedere una tragedia: deve iniziare il liceo. E non ha ancora mai visto La febbre del Sabato Sera. Sconvolto dai due avvenimenti, provvede velocemente a: fumarsi la prima canna; avere la prima polluzione notturna pensando al fratello della migliore amica che (come tutti i ragazzi normali, del resto) non porta le mutande sotto i jeans; eccitarsi come un muflone quando in palestra i suoi compagni di scuola parlano di sfide-a-chi-piscia-più-lontano; ribattezzare una sua insegnante con i capelli ricci: Cher; ricordare con nostalgia quando da bambino girava per casa innocentemente vestito da donna; trovare un preservativo usato.
Ma il destino cinico e baro è sempre in agguato. Il fratello minore eterosessuale casca dallo scivolo più alto del mondo ed entra in coma (come tutti i ragazzi normali, del resto). La famiglia, già così unita e sensibile, si disgrega. Il padre assente diventa violento. La madre frustrata si ricorda di aver letto in un libro (aveva o no aspirazioni artistiche?) che l'alcolismo è una malattia ereditaria, e passa le sue giornate a trincare come il Tom Waits dei tempi d'oro. La situazione è dura, ma il nostro Robin non si perde d'animo: lui non è un ragazzo normale, e decide di raggiungere in bicicletta i genitori bisognosi del suo affetto all'ospedale. Il particolare secondario è che lui non ha idea di dove sia l'ospedale. E se eravamo sinora convinti che il nostro eroe vivesse sinora in un paesino minuscolo del New Jersey, l'autore, con un geniale rovesciamento prospettico, ci fa scoprire Robin alle prese con una Parigi-Dakar in bicicletta. Sbagliando strada, e passando per dei violentissimi ghetti neri (probabilmente era finito a Compton senza volerlo), incrocia casualmente un suo compagno di classe appena brutalmente menato dal padre violento, e con il quale non aveva mai scambiato una parola sinora. E giustamente ne approfitta per provare subito subito come si congiungano due corpi maschili. Nel frattempo, a casa è arrivata la nonna, ovviamente cattolica bigotta, che riempie la casa di ceri e immagini del Papa polacco. (continua?)
Queste sono le prime centodiciannove pagine de Il mondo dei Ragazzi Normali di K.M. Sohnleim. Come ci informano le note di copertina, "è il suo primo libro, dal quale sta per essere tratto il film omonimo". Stavolta, l'oscar a Barbara D'Urso non glielo leva nessuno.
Basta con i tristi gay di David Leavitt e le loro famiglie rase al suolo dai tumori fino all'ottava generazione. Basta con gli psicopatici criminali di Dennis Cooper e con i bimbi marchettari di Jt Leroy. Signori, è arrivato il mondo dei ragazzi normali.
I ragazzi normali sono, chiaramente, quelli a cui piacciono le ragazze. Quelli che fanno sport, che si esprimono con diverse modalità sonore di rutti, e che picchiano i poveri, infelici ragazzi omosessuali che sono tanto carini, tanto ben educati, che passano le loro giornate a leggere libri, dipingere e coltivare la loro spiccata sensibilità.
Il libro si apre con una pagina di ringraziamenti che non trovereste neanche nel peggiore incubo di Tom Hanks che accetta un oscar, ed una chiosa immaginifica: "è la mia famiglia ad aver reso possibile tutto questo, ed è per loro che sono felice di poter affermare a chiare lettere: questo libro è opera d'immaginazione". Meno male, eravamo già pronti a chiamare il Telefono Azzurro.
Il protagonista si chiama Robin. All'inizio del romanzo non sappiamo ancora si tratti di un adolescente alle prese con la scoperta della sua sessualità. Infatti, è solo al sedicesimo rigo della prima pagina che lo troviamo sobriamente intento a ballare sul tetto di casa Take a Chance on me degli Abba mentre osserva lascivo i bicipiti del figlio dei vicini.
La famiglia di Robin è composta da: numero un padre assente tanto preso dal lavoro; numero una madre frustrata dal fare la casalinga mentre aveva aspirazioni artistiche, e che conseguentemente porta il figlioletto a New York per mostre d'arte e musical; numero un fratello minore che eterosessualmente scorreggia nel letto, e numero una sorella minore piagnucolosa. Il suo mondo si compone altresì di: numero una migliore amica che tromba con i ragazzi (e lui no); numero un fratello della migliore amica bono, rozzo e cannaiolo, che lo epiteta 'mutandine da femmina', e del quale Robin è ovviamente follemente innamorato; numero uno zio obeso ed alcolizzato, e numero un cugino malefico che ha capito tutto e lo perseguita mostrandogli i suoi attributi, mentre scorrazza per casa nudo (come tutti i ragazzi normali, del resto).
Al povero Robin sta per succedere una tragedia: deve iniziare il liceo. E non ha ancora mai visto La febbre del Sabato Sera. Sconvolto dai due avvenimenti, provvede velocemente a: fumarsi la prima canna; avere la prima polluzione notturna pensando al fratello della migliore amica che (come tutti i ragazzi normali, del resto) non porta le mutande sotto i jeans; eccitarsi come un muflone quando in palestra i suoi compagni di scuola parlano di sfide-a-chi-piscia-più-lontano; ribattezzare una sua insegnante con i capelli ricci: Cher; ricordare con nostalgia quando da bambino girava per casa innocentemente vestito da donna; trovare un preservativo usato.
Ma il destino cinico e baro è sempre in agguato. Il fratello minore eterosessuale casca dallo scivolo più alto del mondo ed entra in coma (come tutti i ragazzi normali, del resto). La famiglia, già così unita e sensibile, si disgrega. Il padre assente diventa violento. La madre frustrata si ricorda di aver letto in un libro (aveva o no aspirazioni artistiche?) che l'alcolismo è una malattia ereditaria, e passa le sue giornate a trincare come il Tom Waits dei tempi d'oro. La situazione è dura, ma il nostro Robin non si perde d'animo: lui non è un ragazzo normale, e decide di raggiungere in bicicletta i genitori bisognosi del suo affetto all'ospedale. Il particolare secondario è che lui non ha idea di dove sia l'ospedale. E se eravamo sinora convinti che il nostro eroe vivesse sinora in un paesino minuscolo del New Jersey, l'autore, con un geniale rovesciamento prospettico, ci fa scoprire Robin alle prese con una Parigi-Dakar in bicicletta. Sbagliando strada, e passando per dei violentissimi ghetti neri (probabilmente era finito a Compton senza volerlo), incrocia casualmente un suo compagno di classe appena brutalmente menato dal padre violento, e con il quale non aveva mai scambiato una parola sinora. E giustamente ne approfitta per provare subito subito come si congiungano due corpi maschili. Nel frattempo, a casa è arrivata la nonna, ovviamente cattolica bigotta, che riempie la casa di ceri e immagini del Papa polacco. (continua?)
Queste sono le prime centodiciannove pagine de Il mondo dei Ragazzi Normali di K.M. Sohnleim. Come ci informano le note di copertina, "è il suo primo libro, dal quale sta per essere tratto il film omonimo". Stavolta, l'oscar a Barbara D'Urso non glielo leva nessuno.
Antonio, 18.8.04
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17.8.04
Come un adolescente
01 CURRICULUM
Nome e cognome,
indirizzo, poi numero di telefono
patente auto e tutto quel che vuoi
ma nessuna precedente esperienza di lavoro
perchè sono sempre stato solo.
Inglese e tedesco parlato e scritto
molti soggiorni all'estero
ma poco da aggiungere, poche le aspirazioni
magari mangiare, magari dormire
magari ogni tanto riuscire ad amare
C'è un posto per me?
Leggimi, sono qui, ti apro il mio cuore malato
stasera mi butto con te sul mercato
prendimi, sono qui, pulito e profumato
stasera mi butto con te sul mercato.
C'è un posto per me?
Prendimi, sono qui, ti offro il mio cuore malato
stasera mi butto con te sul mercato
leggimi, sono qui, pulito e profumato
stasera mi butto con te sul mercato.
Ma se hai paura di me fai bene.
(Virginiana Miller, Curriculum, da Gelaterie Sconsacrate)
Nome e cognome,
indirizzo, poi numero di telefono
patente auto e tutto quel che vuoi
ma nessuna precedente esperienza di lavoro
perchè sono sempre stato solo.
Inglese e tedesco parlato e scritto
molti soggiorni all'estero
ma poco da aggiungere, poche le aspirazioni
magari mangiare, magari dormire
magari ogni tanto riuscire ad amare
C'è un posto per me?
Leggimi, sono qui, ti apro il mio cuore malato
stasera mi butto con te sul mercato
prendimi, sono qui, pulito e profumato
stasera mi butto con te sul mercato.
C'è un posto per me?
Prendimi, sono qui, ti offro il mio cuore malato
stasera mi butto con te sul mercato
leggimi, sono qui, pulito e profumato
stasera mi butto con te sul mercato.
Ma se hai paura di me fai bene.
(Virginiana Miller, Curriculum, da Gelaterie Sconsacrate)
Antonio, 17.8.04
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16.8.04
Se potessi uscire di casa, farei come lui, mi godrei la città vuota. Ferragosto in città: ci sono abituato, mia madre lavorava sempre in questi periodi, ne ho inanellati tanti. Si formano strane comitive di disperati che non sono riusciti a scappare via, nascono nuove amicizie, solidarietà tra derelitti. Si parcheggia sotto casa a qualsiasi ora, miracolo laico in attesa di ufficiale riconoscimento. Si incontra gente stramba per strada, i negozi tutti chiusi, i pazzi camminatori ancora più evidenti. Quello piegato in due con i capelli lunghi che gira per il lungomare e cerca di afferrare tra le mani l'acqua delle fontanelle. Quello che va dal mio stesso medico curante, gentile, educato e che ora si è anche fatto un taglio di capelli fighetto. Quello che mi ricorda un mio amico siciliano, che gira sempre intorno alla stazione, di un'età indefinibile, e che sorride sempre con la bocca sghemba. La città diventa loro, in questi giorni, loro e dei filippini, dei polacchi, degli ucraini. Camminerei e mi godrei la vista di questa città alternativa. Ma non posso. Antibiotici due volte al giorno. Tachipirina per festeggiare ogni pasto, le sigarette fumate nel cesso come un ragazzino per non fare vedere al Premuroso Padre che, nonostante la gola devastata, a smettere non ci riesco proprio. Le foto di Syd Barrett com'è ridotto oggi, la foto di River Phoenix nella bara, il fotoblog di Nancy Sinatra in attesa del disco nuovo. La scherma, il tiro al piattello, il nuoto. Addormentarsi davanti un film di Kitano e riuscire a vedere tutto un film con Mel Gibson. Guardarsi i concerti del Fib, con tutti i miei amici scozzesi, anche se niente link per la mia rockstar preferita. L'amica che ti risponde al messaggio "beato te che hai la febbre, io sono già tornata al lavoro". La pigrizia, la pigrizia.
Antonio, 16.8.04
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15.8.04
Un quiz tra il falò e l'ombrellone.
Indovinate un pò chi è stato talmente imbecille da prendersi trentotteppassa di febbre il giorno di ferragosto.
Antonio, 15.8.04
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13.8.04
D'altronde, è tempo di olimpiadi.
Ho fissato un mio nuovo record personale, stanotte. Undici. Undici punture di zanzara in una notte sola. E' da quando sono nato che so di essere riportato a cinque stelle sulla Michelin Zanzare. Ragion per cui, anche stavolta mi ero andato a coricare come l'Uomo in Ammollo (nell'Autan). Gli sfortunati che dormono con me d'estate sanno che stare al mio fianco equivale al dormire in un limoneto particolarmente odoroso. Ho tenuto tutte le finestre barricate quando accendevo una luce. Gli effluvi degli zampironi trionfavano nell'aria. Tutto inutile. 11. Cinque uniformemente distribuite sulle braccia, tre sulla schiena e, capolavoro assoluto, tre concentrate sull'indice della mano sinistra, che stamattina assomiglia in maniera preoccupante ad un salsicciotto. Dal mio letto mi sono spostato a dormire in salotto, dal salotto al divano davanti alla televisione. Alle cinque, ho abdicato al pensiero di provare la vasca da bagno, e mi sono fatto un caffè.
Non mi ricordo chi mi raccontava che ogni zanzara punge solo una volta. I casi sono due: o mi hanno raccontato una vaccata, oppure stanotte c'era un party da me e io non me ne sono neanche accorto.
In entrambi i casi, sono incerto se ho più bisogno di una disinfestazione o di un esorcista.
Non mi ricordo chi mi raccontava che ogni zanzara punge solo una volta. I casi sono due: o mi hanno raccontato una vaccata, oppure stanotte c'era un party da me e io non me ne sono neanche accorto.
In entrambi i casi, sono incerto se ho più bisogno di una disinfestazione o di un esorcista.
Antonio, 13.8.04
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11.8.04
Il Bello
Il bello dell'estate è che non ti legge nessuno*, e puoi fare lunghi e noiosi post sulle tue passioni.
(*non che durante l'anno ti leggano in tanti, sia chiaro)
(*non che durante l'anno ti leggano in tanti, sia chiaro)
Antonio, 11.8.04
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Sodom and Gomorrah, let the deejay play.
If I have my time again,I would do it all the same/ And not change a single thing, Even when I was to blame
E ci credo. A vent'anni hai fatto parte di una band chiamata Clash. Quando ne avevi ventiqualcosa hai scritto il più bel disco di rocchenroll di tutti i tempi. Ci credo che rifaresti tutto da capo. Anche perchè dopo, mentre i tuoi compagni si davano alla recitazione, alla pittura oppure alla droga, tu tiravi fuori uno dei gruppi più sottovalutati della storia.
Una grande e potente dinamite sonica.
Se siete critici musicali, dovete dire questo: buttato fuori dai Clash dopo Combat Rock, Mick Jones forma con Don Letts i Big Audio Dynamite. Le promesse del primo Ep, un'eccezionale miscela di chitarre rock, basi elettroniche e campionamenti, non vengono pienamente mantenute dal primo album, Seguiranno altri tre dischi di buona fattura, niente di eccezionale. Sul secondo c'è Joe Strummer, la copertina del terzo è disegnata da Paul Simonon, prima di incidere il quarto Mick Jones ci stava lasciando le penne per una polmonite. I Big Audio Dynamite II non esistono. Oggi Mick Jones è il produttore dei Libertines.
Niente di eccezionale. Sul primo album potrei essere d'accordo. Intendiamoci: ci sono almeno metà delle canzoni che sono strepitose, ma i suoni sono invecchiati male. Fatto sta che esce mentre Joe tira fuori Cut the Crap, ed il divario è impressionante.
Nota autobiografica. Il video di E=mc2 su Deejay Television è il mio primo contatto con l'universo Clash. Ovvviamente all'epoca, non sapevo neanche chi fossero i Clash.
Sul secondo disco capita che a scrivere alcune canzoni ci sia un tale Joe Strummer. E capita che ci sia un brano, Beyond the Pale, che è la logica continuazione di Lost in the Supermarket e di Up in Heaven (not only here). Saint George used his sword on the immigrant poor, cause he cant kill no dragon. Solo che sotto c'è una drum machine, quindi a dire questo si rischia di essere bollati come eretici. E'uno dei miei dischi preferiti di sempre, No.10 Upping Street. Perchè mi piace il pop, ed il pop è fatto di melodie. Perchè se Joe era il carismatico leader, era Mick quello musicalmente onnivoro, era Mick quello che ti costruiva la melodia rabbiosa e malinconica insieme, che non ti si staccava più dalla testa. Ascoltati V-Thirteen e Sambadrome, poi fammi sapere.
Fu un duro colpo per la mia visione chitarrocentrica dell'universo. Certo, conoscevo a memoria tutte le canzoni dei Pet Shop Boys, ma ancora non lo si poteva ammettere. I tempi dello sdoganamento di Behavior erano ancora lontani, ed i loro 45 giri si nascondevano sotto il letto, dentro i giornaletti porno. Che uno dei re del rocchenroll ti facesse un disco tutto a base di rap e campionamenti ti lasciava a dir poco perplesso.
Piazzate ad un amico che non li ha mai sentiti nominare (non vi sarà difficile trovarlo) una traccia qualsiasi del terzo o del quarto disco, e ditegli che è una band appena uscita. Vi crederà.
Specialmente Megatop Phoenix andrebbe distribuito gratuitamente nelle madrasse di critica musicale. Ascolta cosa faceva questo signore con la house nel 1989, e smettila di rompermi con la svolta elettronica del Roger Waters dei nostri tempi.
Poi Don Letts molla il gruppo e si porta via tutti gli altri. Mick Jones si prende tre carneadi, tra cui uno che stava nei Sigue Sigue Sputnik, aggiunge un II alla denominazione sociale, e fa un disco nuovo, anzi due. Lo chiama Kool-Aid nella tiratura limitata, poi lo ribattezza The Globe. Il brano che lo apre si chiama prima Change of Atmosphere, poi Rush. E' una delle perfette canzoni pop. Rumorosa, cazzona e farcita di cambi di tempo. Poi c'è Kool-Aid, il brano. Se fossi un deejay imporrei con il fucile alla gente di ballarla. Giusto per la cronaca, se ne leggete sui giornali, questo disco fa schifo, non esiste, produce ribrezzo ed eruzioni cutanee.
Nota autobiografica. A diciassette anni andai per la prima volta negli Stati Uniti. A New York comprai la cassettina di The Globe. A parte scoprire che in America il prezzo che paghi non è quello che c'è scritto sopra il prodotto, durante gli spostamenti l'ho diligentemente mandata a memoria, specie la prima canzone, specie durante i decolli degli aerei che, nonostante venti anni di voli alle spalle, tuttora mi lasciano lievemente terrorizzato.
Dopo li ho persi di vista. Cambi di formazione, di etichetta, di denominazione sociale. Sempre più house, poi un ritorno rock, poi solo soundsystem. Un disco rifiutato da tutte le case discografiche e messo in mp3 gratuito sul loro sito oggi defunto. Me le sono scaricato ieri notte, signor Ministro. E' l'artista stesso che mi ha autorizzato a farlo.
Oggi, ufficialmente sciolti, ufficialmente dimenticati. Joe se n'è andato, lasciandoci come tanti stronzi. Mick produce i Libertines ed ha una nuova band, i Carbon/Silicon, con un altro ex Sigue Sigue Sputnik. I Big Audio Dynamite sono una nota a piè pagina di una delle massime leggende del rocchenroll.
E ci credo. A vent'anni hai fatto parte di una band chiamata Clash. Quando ne avevi ventiqualcosa hai scritto il più bel disco di rocchenroll di tutti i tempi. Ci credo che rifaresti tutto da capo. Anche perchè dopo, mentre i tuoi compagni si davano alla recitazione, alla pittura oppure alla droga, tu tiravi fuori uno dei gruppi più sottovalutati della storia.
Una grande e potente dinamite sonica.
Se siete critici musicali, dovete dire questo: buttato fuori dai Clash dopo Combat Rock, Mick Jones forma con Don Letts i Big Audio Dynamite. Le promesse del primo Ep, un'eccezionale miscela di chitarre rock, basi elettroniche e campionamenti, non vengono pienamente mantenute dal primo album, Seguiranno altri tre dischi di buona fattura, niente di eccezionale. Sul secondo c'è Joe Strummer, la copertina del terzo è disegnata da Paul Simonon, prima di incidere il quarto Mick Jones ci stava lasciando le penne per una polmonite. I Big Audio Dynamite II non esistono. Oggi Mick Jones è il produttore dei Libertines.
Niente di eccezionale. Sul primo album potrei essere d'accordo. Intendiamoci: ci sono almeno metà delle canzoni che sono strepitose, ma i suoni sono invecchiati male. Fatto sta che esce mentre Joe tira fuori Cut the Crap, ed il divario è impressionante.
Nota autobiografica. Il video di E=mc2 su Deejay Television è il mio primo contatto con l'universo Clash. Ovvviamente all'epoca, non sapevo neanche chi fossero i Clash.
Sul secondo disco capita che a scrivere alcune canzoni ci sia un tale Joe Strummer. E capita che ci sia un brano, Beyond the Pale, che è la logica continuazione di Lost in the Supermarket e di Up in Heaven (not only here). Saint George used his sword on the immigrant poor, cause he cant kill no dragon. Solo che sotto c'è una drum machine, quindi a dire questo si rischia di essere bollati come eretici. E'uno dei miei dischi preferiti di sempre, No.10 Upping Street. Perchè mi piace il pop, ed il pop è fatto di melodie. Perchè se Joe era il carismatico leader, era Mick quello musicalmente onnivoro, era Mick quello che ti costruiva la melodia rabbiosa e malinconica insieme, che non ti si staccava più dalla testa. Ascoltati V-Thirteen e Sambadrome, poi fammi sapere.
Fu un duro colpo per la mia visione chitarrocentrica dell'universo. Certo, conoscevo a memoria tutte le canzoni dei Pet Shop Boys, ma ancora non lo si poteva ammettere. I tempi dello sdoganamento di Behavior erano ancora lontani, ed i loro 45 giri si nascondevano sotto il letto, dentro i giornaletti porno. Che uno dei re del rocchenroll ti facesse un disco tutto a base di rap e campionamenti ti lasciava a dir poco perplesso.
Piazzate ad un amico che non li ha mai sentiti nominare (non vi sarà difficile trovarlo) una traccia qualsiasi del terzo o del quarto disco, e ditegli che è una band appena uscita. Vi crederà.
Specialmente Megatop Phoenix andrebbe distribuito gratuitamente nelle madrasse di critica musicale. Ascolta cosa faceva questo signore con la house nel 1989, e smettila di rompermi con la svolta elettronica del Roger Waters dei nostri tempi.
Poi Don Letts molla il gruppo e si porta via tutti gli altri. Mick Jones si prende tre carneadi, tra cui uno che stava nei Sigue Sigue Sputnik, aggiunge un II alla denominazione sociale, e fa un disco nuovo, anzi due. Lo chiama Kool-Aid nella tiratura limitata, poi lo ribattezza The Globe. Il brano che lo apre si chiama prima Change of Atmosphere, poi Rush. E' una delle perfette canzoni pop. Rumorosa, cazzona e farcita di cambi di tempo. Poi c'è Kool-Aid, il brano. Se fossi un deejay imporrei con il fucile alla gente di ballarla. Giusto per la cronaca, se ne leggete sui giornali, questo disco fa schifo, non esiste, produce ribrezzo ed eruzioni cutanee.
Nota autobiografica. A diciassette anni andai per la prima volta negli Stati Uniti. A New York comprai la cassettina di The Globe. A parte scoprire che in America il prezzo che paghi non è quello che c'è scritto sopra il prodotto, durante gli spostamenti l'ho diligentemente mandata a memoria, specie la prima canzone, specie durante i decolli degli aerei che, nonostante venti anni di voli alle spalle, tuttora mi lasciano lievemente terrorizzato.
Dopo li ho persi di vista. Cambi di formazione, di etichetta, di denominazione sociale. Sempre più house, poi un ritorno rock, poi solo soundsystem. Un disco rifiutato da tutte le case discografiche e messo in mp3 gratuito sul loro sito oggi defunto. Me le sono scaricato ieri notte, signor Ministro. E' l'artista stesso che mi ha autorizzato a farlo.
Oggi, ufficialmente sciolti, ufficialmente dimenticati. Joe se n'è andato, lasciandoci come tanti stronzi. Mick produce i Libertines ed ha una nuova band, i Carbon/Silicon, con un altro ex Sigue Sigue Sputnik. I Big Audio Dynamite sono una nota a piè pagina di una delle massime leggende del rocchenroll.
Antonio, 11.8.04
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9.8.04
Istantanee
Dodici anni dall'ultima volta che avevo passato lo stretto. Nel cuore, per sempre, una notte di agosto ad Agrigento, una di quelle notti che possono capitare solo quando hai sedici anni. A Palermo come se non ci fossi mai stato, una sola giornata durante una gita scolastica, e l'unica cosa che ricordo è il mio compagno di classe che andò a comprare gli alcolici per il falò sulla spiaggia, e tornò con una quindicina di bottiglie di marsala. A Palermo come se non ci fossi mai stato, incantato dai colori della Vucciria, di Ballarò e del Capo, dai suoni del mercato e dalle bancarelle di pesce che ti viene voglia di metterti a cucinare lì stesso. Fermarti incerto davanti ad un portone, e subito arriva un vecchietto che si ferma lì con te, a raccontarti la storia del palazzo che osservi, a raccontarti quella che è la tua stessa storia, di Normanni e di spagnoli e di arabi, prima che arrivassero i piemontesi. I ruderi della Kalsa, mai ricostruita dopo bombardamenti e terremoti, ed anche questa l'hai già sentita, questa storia di chiese e di mercati e di quartieri interi rasi al suolo da chi ci ha liberato. Un festival di arte varia con un programma da leccarsi i baffi e che nei tre giorni che tu sei lì ti offre solo un concerto di Caparezza, col tuo solito tempismo. L'albergatore che ti dice di non andare in determinati quartieri, e tu che ci vai subito lo stesso, perchè se hai passeggiato la notte per Forcella, con una tua amica che accarezzava i rottweiler degli spacciatori, se hai superato quello, puoi fare tutto. La granita di gelso davanti al duomo di Monreale ed il vino bianco ad accompagnare gli involtini di pesce spada con mandorle ed arance. Il panino con la milza che non hai il coraggio di provare, ed il pane cunzato, con le sarde e i pomodori, che divori a Scopello. Ed ancora la nebbia di Erice che ti sembra di essere tornato a girare per i castelli scozzesi, e le due ore di marcia per i sentieri della riserva naturale dello Zingaro, per arrivare ad una cala con l'acqua trasparente ed i pesci che ti nuotano tutto intorno. Il naso spellato e la conferma che per il campeggio non sei proprio portato. Il ghiaccio nelle ossa quando passi per Capaci e vedi quella lapide. Il tipo che vende profumi tarocchi a Punta Raisi, e che ti elegge suo migliore amico col quale rimorchiare turiste bionde, quando gli rispondi in napoletano stretto. Voi che andate a Sharma e che non avete mai passato lo stretto, non capirete mai quanto siete coglioni.
Antonio, 9.8.04
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